Quando si soffre insieme…

Il 2012 è partito alla grande, vero? Tra gli eventi più o meno fastidiosi degli ultimi giorni possiamo annoverare anche una scivolata del marito sul ghiaccio – con relativo giretto al pronto soccorso – e un bel virus gastrointestinale che ha colpito me e la Principessa Grande. Per chiarire la portata dell’evento, abbiamo passato un’intera nottata insieme, abbracciate, con una bacinella in mano, a confortarci e sostenerci a vicenda mentre davamo il meglio di noi, come si suol dire. Adesso, a distanza di due giorni, lei si è ripresa alla grande – tanto da prendere parte con scioltezza a ben due terrificanti feste in maschera  -, mentre io un po’ meno, anche se a sorpresa oggi ho smesso di arrancare e sono riuscita a rimettermi in piedi, in qualche modo. Come se non bastasse, oggi la mia principesca figliola mi ha riferito, con espressione consapevole: “E’ vero, è stata una brutta esperienza, mamma, ma sono stata contenta di averla vissuta accanto a te”. 
Sulle sue possibilità di recupero non avevo dubbi, ma non credevo che anche la sua capacità di elaborazione fosse così superiore alla mia.

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Installazione permanente

Visto che il Generale Inverno non molla la presa ed io ho ormai esaurito tutte le strategie consolatorie, comprese le riserve di Nutella, ho deciso che è arrivato il momento di concedermi una piccola pausa autocelebrativa.

In questi giorni ho letto due articoli in cui si parla del mio blog, e questo di per sé è un fatto positivo, almeno per il mio narcisismo. Di fatto, sull’Espresso on-line si è parlato del fenomeno dei cancer blogger, mettendo l’accento soprattutto sugli aspetti sociali della questione, argomento che come sapete mi sta molto a cuore; inoltre, nel Webmagazine SulRomanzo di Gennaio, a pagina 66 potete trovare un articolo di Marco Giacosa intitolato “Quando la trama è la Malattia“, dove si affronta il tema della nostra narrazione (e della sua efficacia) sotto un aspetto più tecnico, ma non per questo meno attento e sensibile. Non  mi pare il caso di recensire le recensioni, però posso dire che questo ultimo articolo mi ha particolarmente colpita, perché da qualche tempo mi trovo spesso a riflettere sul tema della scrittura. Mi pare il minimo, dal momento che da cinque anni a questa parte non faccio altro che scrivere, alternando stili e contenuti diametralmente opposti. In sostanza, scrivere per parlare di cancro, celebrando me stessa e la mia “trama in vita” così provvidenzialmente caduta dal cielo, ma anche produrre relazioni tecniche per guadagnare il pane quotidiano, sono due attività che in questi anni hanno cambiato profondamente il mio modo di agire e di pensare. Lo scopo – me ne accorgo adesso -, è sempre quello di riuscire a “vedere” meglio un problema, a volte con la pretesa di risolverlo, ma più spesso con il semplice obiettivo di metterlo nero su bianco e dargli una forma meno confusa di quella ricavabile dalle prime impressioni. In entrambi i casi, confesso che mi piace molto sentirmi dire “brava”, anche se per una questione caratteriale gli elogi mi imbarazzano, e non mi godo mai completamente i buoni risultati, quando ci sono. Comunque, nonostante questa ambivalenza, non posso fare più a meno di scrivere, e addirittura di pensare come se stessi scrivendo.

Bene, il mio quarto d’ora di autocelebrazione termina qui. Sinceramente non so quanto durerà ancora la mia blogterapia, perché più passa il tempo più capisco che la trama della Malattia inizia a starmi stretta, indipendentemente dall’esito finale della storia. Sicuramente però continuerò a scrivere: proverò con storie diverse dalla mia, ma se non sarò in grado di farlo sarò felice lo stesso quando mi dedicherò a qualcosa di tecnico. E non per questo sarà un racconto meno attento e sensibile, ci mancherebbe.

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L’amore cura

Tra un fiocco di neve e l’altro, oggi vi lascio una piccola ma importante segnalazione.

FIAGOP onlus (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) organizza a Roma, il 17 e 18 Febbraio 2012, la X Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile.
Dal 3 al 20 Febbraio sarà possibile donare 1 euro inviando un SMS al numero 45593 da cellulare personale (TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobie, CoopVoce), oppure 2 euro chiamando da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb, TeleTu) per finanziare il progetto  “Supporto Psiconcologico in Pediatria”
Sosteniamo i bambini e gli adolescenti colpiti da tumore e le loro famiglie!

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La grande nevicata del 2012

Arrivata è arrivata, la neve. Qui siamo oltre i sessanta centimetri, caduti a più riprese, giusto in modo da formare una millefoglie di ghiaccio sulle strade, bella compatta. E ieri abbiamo festeggiato il quarto giorno di reclusione, se si escludono due uscite temerarie per comprare qualche provvista e per fare una telepanoramica al cranio delle mie figlie (causa denti, non traumi, bisogna precisare).

La neve mi piace, ma giusto un po’. Il tempo di fare un bel pupazzo e poi via che si riprende con la vita normale, così dovrebbe essere. Organizzarsi per il telelavoro senza averne i mezzi, gestire figlie e nipoti in cattività, procurare con difficiltà il cibo per tutti (compreso un pettirosso affamato che ha deciso di farsi adottare) e infine spalare, ecco, questo non è esattamente il mio ideale di settimana bianca. Eppure qualcosa mi dice che ricorderò questo periodo come una parentesi innevata e felice, una serie di istantanee in cui si sorride sotto i fiocchi che cadono, mentre la vita ha assunto un ritmo diverso dal solito.
Nel frattempo non mi resta che scrivere relazioni tecniche, togliere la neve dal balcone e preparare frittate da dieci uova. Tutto sotto lo sguardo perplesso di questo buffo pettirosso, un autentico inno tascabile alla precarietà e alla bellezza.

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Aspettando la neve

Ultime notizie dalla Terra dei Motori: c’è stato il terremoto (e si è sentito bene) e stiamo aspettando che arrivi anche la neve. A parte questo, la sottoscritta è stata travolta dagli impegni di lavoro oltre che dagli irrinunciabili compiti di cura della famiglia.
Questo inizio anno è sempre più strano: da una parte ho ritrovato un entusiasmo che non ricordavo neanche più, ed ho riscoperto la capacità di buttarmi con fiducia nelle imprese in cui credo, anche se c’è un minimo di rischio: dall’altra vivo momenti di autoboicottaggio, in cui mi freno per paura che i flashback del passato si trasformino a breve in una realtà molto più concreta. Mi dicono che è normale, che in realtà  sta andando alla grande, che sono tornata come prima, addirittura che ho fatto un upgrade (sic), ma se devo  battezzare questo periodo con un singolo aggettivo mi viene in mente solo “caotico”. Così, a istinto, si tratta di un caos positivo, ma la stanchezza che produce si sente bene lo stesso.

E poi ci sono le figlie, sempre più belle, grandi e intelligenti…E sempre più polemiche! La Principessa Grande è entrata ufficialmente nella prepubertà, mentre io – ebbene sì – ho inaugurato un delicato periodo che convenzionalmente chiameremo premenopausa. La mia bimba ha i primi squilibri ormonali, perciò mi contesta e poi mi cerca, è felice e poi piange… Lei non ci capisce più niente, figuriamoci io.

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Un carnevale aggiornato

- Principessa Piccola, che genere di costume di carnevale ti piacerebbe indossare, quest’anno?
- Mmmm…Pensavo a qualcosa di femminile ed elegante, mamma…Mi piacerebbe vestirmi da principessa, da fata oppure da giapponesina!
- Bello! E tu, Principessa Grande?
- Be’, io pensavo di vestirmi da Merkel.

Da alcuni mesi la mia primogenita si lamenta più o meno apertamente della continua visione di telegiornali a cui sottopongo me stessa e la mia famiglia.
Credo che con questa ultima esternazione abbia voluto dirmi che la misura è ormai colma.

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L’amore o quasi (e La metà di niente)

Ho letto La metà di niente durante l’estate del 2010. Preso per caso e divorato in pochi giorni, l’ho portato con me anche mentre le mie figlie sguazzavano in piscina, tanto che  ne ho abbondantemente bagnato le pagine di spruzzi (e qualche lacrima, ma  molto discreta).
Ho amato questo libro innanzi tutto perché la protagonista è una donna ferita che si rialza, argomento da sempre sufficiente a farmi esaltare e commuovere senza pudore. Ma questo romanzo per me è particolarmente prezioso anche perché dice una cosa molto vera, e cioè che quando ti trovi a difenderti contro un grande dolore inaspettato, subito dopo riemergono dal passato anche tutte le altre cose che ti hanno fatto soffrire.
E’ proprio così, quando capisci di essere miracolosamente sopravvissuto, c’è sempre un momento in cui ti sembra che tutti i tuoi vecchi nemici siano stati chiamati a raccolta per darti il colpo di grazia. Abbandoni, ferite narcisistiche, paure varie, rapporti irrisolti, lutti non ancora elaborati…All’improvviso capisci che erano tutti lì in agguato, nascosti da qualche parte, pronti a colpirti proprio nel momento di maggiore debolezza. E la protagonista del romanzo, Rose, resiste di fronte all’attacco di tutti questi draghi furiosi nel modo più femminile che conosca, ovvero alternando la spunta delle liste di cose da fare a lunghe sedute rilassanti nella vasca da bagno.  In questo modo riesce a tenere in piedi la famiglia dopo l’abbandono del marito, e intanto trova la forza per ricominciare a progettare la sua vita su una base completamente nuova, la stima di sé.
Come certo saprete, il mondo è pieno di donne come Rose, più o meno camuffate, e io ho avuto la fortuna di conoscerne qualcuna, motivo per cui questo libro rimane stabilmente nello scaffale dei miei preferiti.
Negli ultimi tempi questa eroina di carta mi mancava un po’, e sono stata felice di riuscire a leggere proprio in questi giorni L’amore o quasi, il seguito del primo romanzo che la vede  protagonista. Qui c’è una  Rose ancora diversa, che non si accontenta più di resistere ai colpi bassi della vita e strappare alla quotidianità alcuni momenti tutti per sé, ma si prende addirittura qualche rivincita, scoprendo il potere terapeutico della leggerezza. Non ho pianto leggendo questo libro – che è certamente meno intenso del precedente – ma l’ho trovato molto naturale, del tutto in linea con il mio attuale modo di sentire. Perché l’atteggiamento di Rose è sì più leggero, ma anche sempre attento a difendersi dai draghi nascosti, con quel pizzico di disillusione che è il prezzo segreto della serenità.

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