In splendida forma

Eccomi qua, in splendida forma. No, non è vero: sono un po’ malconcia per via di un brutto raffreddore con conseguenti tracheite e otite, capaci di rendermi in un sol colpo sia afona che sorda, quindi esonerata da tante noiose incombenze quotidiane tipo rispondere al telefono.

Acciacchi a parte, in questo periodo sto lavorando molto e con grande entusiasmo, cosa che da una parte mi elettrizza e dall’altra mi spaventa. Per la prima volta da tanti anni ho avuto la possibilità di proporre ai grandi capi un mio progetto di larghe vedute, ed ho avuto la soddisfazione di ottenere il consenso e le risorse necessarie per farlo partire. Sono anche riuscita a fare assumere una persona apposta per aiutarmi (e l’ho scelta io, meraviglioso!) e adesso stiamo creando una squadretta operativa niente male. Sono felice perché è davvero una buona idea, con tanto di ricadute positive sulla comunità, e spero proprio di portarla a compimento. Piccolo dettaglio, ci vuole solo un mucchio di energia per realizzarla, e a volte ho paura di non avere né quella né il necessario briciolo di fortuna che a questo punto mi spetterebbe. Già, perché mi basta un giorno di febbre alta per riportarmi bruscamente con i piedi per terra, e risvegliare occulti meccanismi di autoboicottaggio, per non dire disillusione. E invece no, bisogna che ci provi seriamente. Ci sono delle cose che non posso decidere, e altre che posso fare, quindi non ho scuse. Come diceva il nostro Enzo Ferrari ( ma anche Walt Disney, giusto?), se puoi sognarlo puoi farlo…

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Consigli

I consigli del giorno sono:

  • Quasi Amici, un bel film francese in cui si racconta una storia delicata senza pietismi e con tanta ironia
  • i libri di Amélie Nothomb – tutti – perché non c’è niente di meglio per cancellare i propri sogni ricorrenti (magari bruttini, ecco) e sostituirli con immagini surreali e taglienti
  • la pasta piccolina da bambini condita con gorgonzola, mandorle tritate e semi di papavero: i bambini non la mangeranno, gli adulti forse sì
  • una riflessione molto importante sul blog di Giorgia. Perché se dopo tanti anni sono ancora qui a scrivervi improbabili ricette, lo devo a qualcuno che ha insistito cocciutamente affinché facessi quel controllo, e non ho ancora finito di dirgli grazie.

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Incantevole

Spegni le candeline con aria disinvolta, mentre il tuo bel viso si illumina a giorno, solo per un istante.

Sette anni, sette piccoli fuochi accesi, sette primavere vissute insieme una dopo l’altra, con intensità, speranza, a volte sollievo. Grazie per avermi fatto dono della tua eleganza interiore, della tua capacità di sorridere, della tua ironia. Grazie per gli sguardi furbetti, per la dolcezza improvvisa, per la tua sorprendente capacità di risollevarti di fronte ai dispetti della vita e delle persone. Grazie per la tua innata autoironia, per la tua intelligenza, per il tuo slancio nell’affrontare ogni piccola prova. E perché mi fai ridere, e perché ti adoro. Grazie perché sei incantevole, questa è la verità.

Ma soprattutto, grazie per avermi regalato un’infanzia meravigliosa e serena. La tua.

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Due libri da non perdere

Ultimamente non frequento la blogosfera quanto vorrei, ma mi consola il fatto che almeno sto leggendo molto. Oggi vi propongo ancora una volta il confronto tra due libri che guarda caso parlano di un argomento non proprio leggerissimo (lo so, è che il tema del dolore mi affascina, ma la mia prossima lettura sarà pura chick-lit, lo prometto). Non si tratta ovviamente di una sfida, è solo una recensione allargata e arricchita (si fa per dire) da considerazioni del tutto personali.

Il primo libro è Pulce non c’è di Gaia Rayneri, edito da Einaudi, il secondo è Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, sempre edito da Einaudi. La casa editrice  non è l’unico punto in comune, dato che entrambi i libri parlano di autismo, anche se trattano il tema in maniera speculare: la Rayneri racconta la storia vera (tanto drammatica e kafkiana da sembrare assurda) di una bambina autistica utilizzando un punto di vista esterno, quello della sorella tredicenne, che è poi l’autrice stessa; Haddon invece prova a entrare direttamente nella mente di un ragazzo con la sindrome di Asperger per raccontare una storia di fantasia assolutamente plausibile. Il risultato, in entrambi i casi, è un racconto vibrante, sincero, doloroso ma mai disperato, e sotto certi aspetti incredibilmente lieve.

Pulce non c'è

Provo sincera ammirazione per la giovane autrice di Pulce non c’è, sia per il coraggio di raccontare la storia che ha visto protagonista la sua famiglia, sia per lo stile di scrittura, straordinario nella sua fresca “imperfezione”. Questo libro mi piace così tanto che ora mi voglio lanciare in uno dei giudizi più scontati e inutili che esprimono i critici letterari quando parlano di un libro cosiddetto “giovanile”, ovvero lo paragono al Giovane Holden, olè. Inoltre, visto che alla vergogna non c’è fine, supplico pubblicamente l’autrice di continuare a scrivere con costanza fino alla tarda età, dato che ritengo che il mondo abbia ancora estremamente bisogno di leggere le sue parole.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Il libro di Haddon, d’altra parte, è sufficientemente famoso da non richiedere ulteriori elogi. Posso solo aggiungere che ho cercato qualcosa sull’autore su Wikipedia ed ho trovato poche righe (anche nella versione inglese), e questo basso profilo mi ha incuriosito, quindi sono andata a leggere qualcosa di più sul blog dell’autore ed ho trovato ben due sorprese. La prima è la presa di distanza dall’interpretazione comune che viene data al suo libro come di “storia sull’autismo”, in quanto Haddon non è un esperto della materia, pur essendo riuscito ad esprimere molti sentimenti e molto dolore – non so se osservato, vissuto o sepolto da qualche parte – partendo semplicemente da questo ottimo spunto letterario; la seconda sorpresa è che Haddon è un vero blogger, oltre che un bravo scrittore.
Insomma, questo è uno che ama davvero scrivere, non ne può fare a meno. Altro che strano caso editoriale, ce ne fossero!

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Quando si soffre insieme…

Il 2012 è partito alla grande, vero? Tra gli eventi più o meno fastidiosi degli ultimi giorni possiamo annoverare anche una scivolata del marito sul ghiaccio – con relativo giretto al pronto soccorso – e un bel virus gastrointestinale che ha colpito me e la Principessa Grande. Per chiarire la portata dell’evento, abbiamo passato un’intera nottata insieme, abbracciate, con una bacinella in mano, a confortarci e sostenerci a vicenda mentre davamo il meglio di noi, come si suol dire. Adesso, a distanza di due giorni, lei si è ripresa alla grande – tanto da prendere parte con scioltezza a ben due terrificanti feste in maschera  -, mentre io un po’ meno, anche se a sorpresa oggi ho smesso di arrancare e sono riuscita a rimettermi in piedi, in qualche modo. Come se non bastasse, oggi la mia principesca figliola mi ha riferito, con espressione consapevole: “E’ vero, è stata una brutta esperienza, mamma, ma sono stata contenta di averla vissuta accanto a te”. 
Sulle sue possibilità di recupero non avevo dubbi, ma non credevo che anche la sua capacità di elaborazione fosse così superiore alla mia.

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Installazione permanente

Visto che il Generale Inverno non molla la presa ed io ho ormai esaurito tutte le strategie consolatorie, comprese le riserve di Nutella, ho deciso che è arrivato il momento di concedermi una piccola pausa autocelebrativa.

In questi giorni ho letto due articoli in cui si parla del mio blog, e questo di per sé è un fatto positivo, almeno per il mio narcisismo. Di fatto, sull’Espresso on-line si è parlato del fenomeno dei cancer blogger, mettendo l’accento soprattutto sugli aspetti sociali della questione, argomento che come sapete mi sta molto a cuore; inoltre, nel Webmagazine SulRomanzo di Gennaio, a pagina 66 potete trovare un articolo di Marco Giacosa intitolato “Quando la trama è la Malattia“, dove si affronta il tema della nostra narrazione (e della sua efficacia) sotto un aspetto più tecnico, ma non per questo meno attento e sensibile. Non  mi pare il caso di recensire le recensioni, però posso dire che questo ultimo articolo mi ha particolarmente colpita, perché da qualche tempo mi trovo spesso a riflettere sul tema della scrittura. Mi pare il minimo, dal momento che da cinque anni a questa parte non faccio altro che scrivere, alternando stili e contenuti diametralmente opposti. In sostanza, scrivere per parlare di cancro, celebrando me stessa e la mia “trama in vita” così provvidenzialmente caduta dal cielo, ma anche produrre relazioni tecniche per guadagnare il pane quotidiano, sono due attività che in questi anni hanno cambiato profondamente il mio modo di agire e di pensare. Lo scopo – me ne accorgo adesso -, è sempre quello di riuscire a “vedere” meglio un problema, a volte con la pretesa di risolverlo, ma più spesso con il semplice obiettivo di metterlo nero su bianco e dargli una forma meno confusa di quella ricavabile dalle prime impressioni. In entrambi i casi, confesso che mi piace molto sentirmi dire “brava”, anche se per una questione caratteriale gli elogi mi imbarazzano, e non mi godo mai completamente i buoni risultati, quando ci sono. Comunque, nonostante questa ambivalenza, non posso fare più a meno di scrivere, e addirittura di pensare come se stessi scrivendo.

Bene, il mio quarto d’ora di autocelebrazione termina qui. Sinceramente non so quanto durerà ancora la mia blogterapia, perché più passa il tempo più capisco che la trama della Malattia inizia a starmi stretta, indipendentemente dall’esito finale della storia. Sicuramente però continuerò a scrivere: proverò con storie diverse dalla mia, ma se non sarò in grado di farlo sarò felice lo stesso quando mi dedicherò a qualcosa di tecnico. E non per questo sarà un racconto meno attento e sensibile, ci mancherebbe.

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L’amore cura

Tra un fiocco di neve e l’altro, oggi vi lascio una piccola ma importante segnalazione.

FIAGOP onlus (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) organizza a Roma, il 17 e 18 Febbraio 2012, la X Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile.
Dal 3 al 20 Febbraio sarà possibile donare 1 euro inviando un SMS al numero 45593 da cellulare personale (TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobie, CoopVoce), oppure 2 euro chiamando da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb, TeleTu) per finanziare il progetto  “Supporto Psiconcologico in Pediatria”
Sosteniamo i bambini e gli adolescenti colpiti da tumore e le loro famiglie!

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