Mani Calde

Mani Calde

Mani Calde di Giovanna Zucca

Mani calde è il romanzo di esordio di Giovanna Zucca, infermiera strumentista e aiuto-anestesista in sala operatoria (oltre che laureata in Filosofia e, diciamolo subito, ottima scrittrice).

Il romanzo narra la storia di Davide, un bimbo di nove anni ricoverato in ospedale in condizioni disperate a causa di un terribile incidente stradale. Davide è in coma, ma in qualche modo è anche “vigile”. La sua presenza è quindi reale, anche se a volte sembra il riflesso delle proiezioni di chi lo circonda. Poco importa: Davide vede e sente la vita dell’ospedale, la interpreta a modo suo e diventa il testimone di un mondo sommerso, fatto di cartelle cliniche, sale operatorie, piccoli screzi, stanchezze, desideri inespressi, bilanci esistenziali. Come tutti i bambini, Davide gioca con ciò che ha a sua disposizione: in questo caso le storie degli altri, le loro paure, le loro piccole e grandi passioni. Parlando “con la mente” raggiunge anche il cuore del “cafone”, il chirurgo geniale e misantropo che farà di tutto per salvargli la vita.

Ora, in questi anni non mi sono fatta certamente mancare romanzi e storie di ospedale. Confesso che ho un debole per le storie scritte dai camici bianchi, innanzi tutto perché conoscere il punto di vista di chi è dall’altra parte (come si dice in gergo) mi rende più collaborativa e più consapevole delle insidie della mia storia sanitaria, e poi perché sono in generale affascinata dal burnout, in tutte le sue sfaccettature. Sempre in questi anni, grazie al blog e alla mia esperienza, ho raccolto tantissime testimonianze dirette e indirette da parte di dottori, infermieri e volontari socio-sanitari. Ringrazio sinceramente chi mi ha offerto  l’opportunità affascinante di entrare, almeno in parte, nei delicati meccanismi della disillusione (che poi spesso è stanchezza) di chi opera ogni giorno a contatto con i malati: questa consapevolezza mi ha arricchita dal punto di vista umano, mi ha resa più empatica, e mi ha dato talvolta l’impressione di essere io la parte più forte in una relazione bella e delicata come quella tra medico e paziente.

Tornando al nostro libro, credo che Giovanna Zucca abbia messo nel suo romanzo corale molte voci interiori raccolte nella sua esperienza lavorativa. Se tanto mi dà tanto, la vedo intenta a immaginarsi i pensieri e le parole degli altri, mentre si applica con dedizione al proprio mestiere. Credo che l’autrice abbia compiuto numerosi viaggi all’interno delle menti dei suoi pazienti addormentati, oppure tra i pensieri angosciati dei parenti in sala d’attesa, per non parlare di tutti i camici bianchi alle prese con le cartelle cliniche, i ferri della sala operatoria e le frasi da ponderare. Ed è merito di questo continuo viaggio interiore che il romanzo non scivola mai nel pietismo, nella retorica, nelle frasi fatte, e riesce a parlare direttamente al cuore di quel “cafone” che è dentro ognuno di noi, malati, dottori, ma anche e soprattutto semplici lettori.

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12 risposte a Mani Calde

  1. margherita/delphine ha detto:

    Io non amavo le storie dei dottori, dei malati , delle malattie ma ho imparato ad interessarmene. Per questo il libro me lo segno e spero di trovarlo presto in biblioteca! La tua recensione è molto intrigante!

  2. 4 p ha detto:

    Un libro molto interessante.
    Forse lo compro, mi hai incuriosito non poco.
    Bel post Julia.
    Ciao 4 p

  3. widepeak ha detto:

    bellissima recensione, e bellissime riflessioni che condivido in pieno. anche io ho sempre pensato che nel dialogo medico – paziente sono io la parte più forte, più stabile…

    • Juliaset ha detto:

      E’ un bel paradosso, ma è una sensazione reale. Quando i camici bianchi capiscono che possono parlarti apertamente (sempre con tutti i limiti che impone la scarsa chiarezza del linguaggio medico, purtroppo), l’ago della bilancia nella relazione medico-paziente si sposta…Anche di poco, ma si sposta.

  4. ziacris ha detto:

    anche questo lo metto nella lista dei desideri, prima o poi lo leggerò.
    credo che la relazione paziente-medico sia quasi un fidanzamento, con gli alti e i bassi, ma alla fine prevale il buon senso, sia da una parte che dall’altra: io paziente smetto di assillarti e tu medico sei più sincero e onesto con me

  5. Rosie ha detto:

    Anche io mi sono appassionata ai libri che parlano di ospedali, camici bianchi ecc…ora sto leggendo Si è fatto tutto il possibile di Marco Venturino, quindi anche il libro che segnali cade in tema…
    Grazie per averlo segnalato, dev’essere molto bello da leggere…

  6. Juliaset ha detto:

    Mentre scrivevo questa recensione il mio pensiero è tornato più volte a un altro libro bellissimo – sempre di Venturino – che mi avevi appunto suggerito tu, “Le possibilità della notte”…Ci sono molte situazioni comuni, anche se il libro della Zucca è più leggero, soprattutto nelle parti in cui è la mente di Davide a parlare.

  7. me lo segno nella lista di lettura dei “pochi ma buoni quando si ha un momento libero”

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