Di festa in festa

Cosa mi tiene lontana dai miei doveri/piaceri di blogger? Le Feste di Fine Anno, è semplice. Questo è il periodo in cui svolazzo da un saggio all'altro, indosso vestiti leggeri, mi intossico di tartine con la maionese, vendo beni di scarsa utilità ai mercatini per l'autofinanziamento della scuola, mi commuovo a ripetizione, insomma svolgo tutte le normali attività pre-estive di una comune mamma tuttofare.

Ora, dopo tutto questo discorso è facile immaginarsi una Julia bene inserita nel contesto parentale scolastico. Be’, in verità le cose non stanno esattamente così. Osservandomi mentre mi barcameno all’interno di un gruppo di genitori, è evidente che in me c’è sempre qualcosa di fuori luogo, o forse di fuori tempo. Il problema è che faccio ottima conversazione con i bambini e con i nonni, un po’ meno con gli adulti (escludiamo per un attimo gli altri ingegneri, con cui riesco ad instaurare in qualsiasi circostanza una sorta di linguaggio-macchina perfettamente funzionante, ma che non agevola per niente la vita sociale para-scolastica). Con qualche mamma in realtà sono abbastanza in confidenza, ma si tratta di rare eccezioni: in ogni caso non ho instaurato nessuna vera amicizia con i genitori delle mie figlie, e se riceviamo inviti per merende e pomeriggi di studio è solo merito della popolarità delle principesse, non certo della mia. Non me ne lamento eccessivamente solo perché so di avere le mie colpe, e soprattutto di non disporre delle energie e del tempo necessari per migliorare la situazione, quindi va bene così.

Insomma, per una serie di motivi esistenziali e caratteriali sono un genitore anomalo, e per fortuna c’è la blogosfera a permettermi un confronto di qualità con le altre mamme. Perché qui arrivano (e soprattutto restano) solo persone trascinate da affinità elettive nei miei confronti, e se sono mamme come me, tanto meglio. Prendo coscienza di questa evidente realtà soprattutto nei periodi in cui trotto da una festa all’altra. Certo, mi diverto e sono felice per tutto ciò che questo rappresenta per me e per la mia famiglia, ma in realtà spero anche di trovare il tempo per occupare la mia postazione al computer, perché è il modo migliore che conosco per condividere le mie emozioni. E siccome il tempo non basta mai, e per forza di cose vado spesso in astinenza da blog, mi ritrovo a scrivere ‘sto post, che non è altro che un atto di amore per questo luogo tutto sommato tranquillo, in cui mi sento a casa mia, e in cui posso invitare le amiche per due chiacchiere rilassate.
Il blog, la mia valvola di sfogo e la mia coperta di Linus, il posto del cuore e della confidenza, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, ecco la verità.

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12 risposte a Di festa in festa

  1. fiordicactus ha detto:

    Ma che bello questo post . . . e non solo per le affinità elettive di cui parli, ma perchè a distanza di anni mi sono resa conto che non sono l'unica mamma che non "fa comunella" con le altre, pensavo di essere un caso umano . . . sì, le due chiacchiere fuori dall'aula aspettando di parlare con maestre/professori, sì, il "buongiorno" e "buonasera" quando si andava a riprendere i figli, ma il fatto che non facessi parte dei "giri" che sentivo raccontare: al mare nello stesso "bagno", uscite con pic nic la domenica, il rito del caffé dopo la scuola . . . davo la colpa al mio carattere e al fatto di non essere nata qui.
    Insomma, buona per fare la rappresentate di classe e correre e telefonare pr organizzare qualsiasi cosa, ma non per un rapporto d'amicizia! (Pur vero che dopo quello che ha lasciato capire la ZiaCris, sui caffé con le mamme delle Tate, meglio così)
    Ecco, forse anch'io, anni fa avrei avuto bisogno di un blog . . . ma non li avevano ancora inventati!

    Ciao, R

  2. juliaset ha detto:

    @fiordicactus: questo post mi gira per la testa da molto tempo, ma per una cosa o per l'altra non ho mai trovato il momento adatto per scriverlo. Mi consola il fatto che anche tu, che sei una delle persone più socievoli e aperte che abbia mai incontrato (e ti ho incontrata dal vivo!), abbia avuto i miei stessi problemi. Per anni mi sono chiesta il perché di questa sistematica tendenza a ritrovarmi esclusa dai gruppi (anche da ragazzina non sono mai stata gettonata dalle cosiddette "compagnie", ed ho sempre avuto soprattutto amicizie "singole", che per fortuna durano da decenni). Be', non ho trovato ancora una risposta definitiva, ma per fortuna la cosa mi fa molto meno male di un tempo. Di sicuro la disponibilità e la gentilezza c'entrano poco con il "fare comunella", questo almeno l'ho capito.

  3. innoallavita ha detto:

    Vorrei fare copia-incolla e postare il post sul mio blog. Io sono una mamma misantropa: alla cena di classe ho mandato la supercocca grande DA SOLA… alla festa di fine anno non sono andata e con le altre mamme non ho un gran feeling. Mi consolo se non sono l'unica, perchè mi sento terribilmente in colpa. Il mio carattere è davvero pessimo, non riesco a capire perchè i genitori sono costretti a relazionarsi con altri genitori durante queste occasioni….

  4. juliaset ha detto:

    @inno: nel mio caso forse è peggio, perché io ci provo, a inserirmi…ma in molte circostanze ho la sensazione (direi la certezza) di essere del tutto trasparente. Va be', non si può aver tutto…

  5. fiordicactus ha detto:

    Guardiamo il modo animale, ci sono animali che vivono e starnazzano in grossi branchi  . . . (di oche o di scimmie!).  Ci son quelli che vivono da soli (o al massimo con la propria famiglia) . . . (un sacco di animali nobili!)

    Ciao, R

  6. juliaset ha detto:

    Quel che dici è consolatorio, e ti potrei anche dar ragione se non avessi tentato per tanti anni di essere accettata, e se non ne avessi in qualche modo sofferto…Ora sono più zen e mi riesce molto facile fregarmene, ma la verità è che nel branco qualche volta ci sarei pure stata volentieri, così, tanto per provare che effetto fa.

  7. fiordicactus ha detto:

    Ma allora, scegliamo un bel branco di leonesse, poche, che si aiutano tra loro e con dei begli esemplari di maschi (intelligenti) intorno . . .

    Che dici ??? Ce le hai già??? Eh, lo sapevo che non avevi bisogno dei miei consigli!!!!!!!!!!! 

    Ciao, R (una placida elefantessa)

  8. juliaset ha detto:

    Ce l'ho, ce l'ho!:-) Comunque mi piacciono molto anche gli elefanti!:;-)

  9. innoallavita ha detto:

    Ah, io non ci provo neanche, non mi interessa. Però mi sento in colpa, tanto…
    Io nella torta salata metto prosciutto cotto e sottilette… 

  10. widepeak ha detto:

    ah ecco vedi, su questo tuo post potrei scrivertene appunto un altro per quanto lo sento affine. la ronda delle feste (e dei saggi) non è ancora cominciata per noi, ma la fatica che faccio quando ogni pomeriggio le mie nane mi chiedono di andare da questa o da quella amichetta e io a volte devo dire di no perché non ce la faccio nemmeno a trascinare le chiappe a casa, figurati a prendere te freddi con madri sconosciute e sane mi devasta al solo pensiero. per cui come ti capisco. ma si, per fortuna, per un motivo o per un altro, di mamme anomale siamo in tante e almeno qui possiamo ritrovarci e farci coraggio insieme 😉
    ps. e poi non ero tanto normale né prima di essere mamma, né prima di ammalarmi, diciamocelo ;))))

  11. juliaset ha detto:

    @inno: però non capisco il senso di colpa…Cioè, a me la situazione francamente dispiace, ma non mi sento in colpa (almeno consciamente).

    @wide: ecco, hai centrato il punto: io ero sostanzialmente così anche prima. Insomma, sono socievole e stringo amicizia volentieri, ma non riesco mai a entrare pienamente nei gruppi di mamme. E non succede solo a scuola: la storia si ripete al centro estivo, in parrocchia, nel villaggio turistico, tra le mamme del parchetto e della piscina, ecc. Forse avrei comunque aperto un blog, la malattia ha solo accelerato le cose.

  12. innoallavita ha detto:

    Senso di colpa nei confronti delle bimbe che vedono una mamma che evita accuratamente qualsiasi tipo di contatto con altre mamme se non strettamente necessario. Ma penso che ormai ci siano abituate. E comunque io sono piuttosto antipatica, da sempre. 

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