Il mio mestiere

Avete presente come si svolge una prova di microdurezza Vickers? Forse no, ma fortunatamente io sono qui apposta per spiegarvelo. Dunque, posizionate un penetratore piramidale diamantato su un campione, applicate un carico, poi misurate l’area dell'impronta con un microscopio. La prova va ripetuta più volte e infine occorre fare delle elaborazioni statistiche. Non so se ci crederete, ma io, in una vita precedente  – anche se non molto lontana -, ho trascorso una sostanziosa fetta delle mie giornate rinchiusa in un oscuro laboratorio, intenta ad effettuare questo genere di misurazioni su diversi tipi di materiale.
Ma perché vi sto raccontando questa storia noiosissima? Perché ieri pomeriggio, mentre venivo misurata con attenzione in lungo e in largo, ho avuto proprio un deja vù dei miei trascorsi in laboratorio. Solo che stavolta ero io il provino. Il più grande e scomodo provino della storia. E il più vivente.
In sostanza le mie lunghissime misurazioni sono andate mediamente bene. Non ci sono novità, ma la situazione comunque non è del tutto normale. La conclusione è che, dato che siamo all'alba dei miei primi tre anni di libertà dalla malattia, forse conviene approfondire la questione con qualche esame più specifico. La cosa strana è che questa volta l'ho presa diversamente dal solito: ho pochissima paura di quello potrebbe accadere (sono ottimista a livello probabilistico), ho passato in rassegna rapidamente tutti i possibili scenari, ho avuto i miei dieci minuti di scarico di tensione, ma soprattutto ho deciso che mi sono veramente rotta le scatole degli ospedali. Il che è davvero una novità. In questi ultimi anni ho visto l'ospedale come teatro della mia esperienza più difficile (se non tragica), e quindi come luogo di dolore, ma anche come una seconda casa in cui mi sentivo protetta e potevo instaurare rapporti ricchi di calore umano. L'unico sentimento che non avevo ancora provato era la nausea, il disgusto, come invece è successo ieri. La Sindrome si Stoccolma è passata, non ho più quel misto di sentimenti contraddittori e nostalgici nei confronti dei tanti reparti del Policlinico che ho frequentato in questi anni. Guardate, questo non c'entra nulla con la mia opinione sui medici, e con la gratitudine che provo nei confronti di chi spacca anche il capello per tirarmi fuori sana e salva da questa situazione. Semplicemente non ne posso più, e questo non è un lamento, è un dato oggettivo. Mi sono rotta, si vede che questo era il mio limite.
Ora che ho scoperto il basso valore della mia durezza superficiale, non posso fare altro che andare avanti. Non mi tiro indietro, non scappo, non oppongo resistenza. Continuo finché ce n'è bisogno, e va bene così. Una misura in più, una in meno, per me non cambia nulla. Ma non è più coraggio, adesso, e neanche sana incoscienza. E' solo abitudine, mestiere, ottimismo statistico, e tanta voglia di tornare a baita, un giorno di questi.

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19 risposte a Il mio mestiere

  1. utente anonimo ha detto:

    Premetto la mia ignoranza in materia, e non solo in questo, e mi devi scusare, ma alla seconda riga, quando ho letto "posizionate un penetratore ….." la mia vista, sarà la stanchezza, ha provato un estremo bisogno di ripetuta messa a fuoco, ho avuto un sobbalzo dalla sedia e mi hai fatto sorridere. Per tutto quello che scrivi non c'è bisogno di commentare gran che, hai ragionissimo, ti sei spiegata benissimo, posso provare a capire la tua stanchezza, l'accettazione, ma mi sento di aggiungere una piccola cosa, sii sempre fiduciosa.Un salutissimo dalla città del panettone alla città dei motori ciao e buona notte4p

  2. ziacris ha detto:

    Capisco e comprendo benissimo il tuo rifiuto dell'ospedale. Ma sai quante cose belle avremmo potuto fare usando tutto il tempo che abbiamo perso agli ospedali fra visite ed esami?

  3. camden ha detto:

    E fai bene, ogni tanto è legittimo sentire che ci si è rotti le scatole, che non è mica una dotazione automatica avere un quintale di pazienza per tutte le visite, gli esiti a volte dubbiosi, e le cose che è bene approfondire.E' legittimo sentirsi imprigionati in una situazione che non si voleva, in una situazione nella quale siamo finite senza volerlo.Fai benissimo a continuare ad essere ottimista, però ogni tanto ci vuole anche un po' di incazzatura sul genere di quelle di Anna Lisa o Widepeak.Eh sì un bel sano sfogo di rabbia fa bene.Nel frattempo io incrocio le dita e ti sono tanto vicina, perché sì mi auguro davvero che la vita torni tranquilla (se la frase che hai scritto ha più o meno quel senso…)

  4. widepeak ha detto:

    bene ero in attesa di questo aggiornamento. sono anche contenta che tu voglia approfondire alcuni dubbi o il quadro generale con esami maggiori, diciamo che mi solleva saperti responsabile anche se già lo so che lo sei. però siccome so anche quanto pesa sulle palpebre ogni visita, ogni telefonata, ogni corridoio d'attesa in ogni ospedale, insomma, sei ancora più brava. Un abbraccio grande e razionalmente sollevato

  5. fiordicactus ha detto:

    FIgurati se non ti capisco . . . a me è successo dopo che, in 4 anni ho avuto i tre figli . . . immaginati: visite, analisi, controli ecc (che allora, ti facevano l'eco ogni volta . . .) ed era per una causa allegra dopotutto . . .ma io ero così stufa che, dopo la nascita dell'ultima, non volevo più fare la visita di controllo dei 40 gg! Quindi immagino te, con quest'esperienza! Ma ce la farai, sei tosta e secondo me, nemmeno un penetratore piramidale diamantato  riuscirà a scalfirti!  Baci e paf paf sulla spalla! R

  6. latendarossa ha detto:

    L'atteggiamento mentale penso anche io sia quello giusto. Credo sia superfluo sottolineare il periodo di stress, stanchezza dal quale vieni (può aver influito sull'esame?).

  7. MiaSorriso ha detto:

    Magari la durezza superficiale non sarà al massimo, ma sono sicura che sulla resistenza a trazione otterresti risultati strepitosi, secondo me la macchina universale arriverebbe a fondo scala senza raggiungere il punto di rottura.Con qualche graffio magari, con qualche cicatrice, ma si torna a baita!

  8. sullepunte ha detto:

    urca. well, durezza superficiale non implica necessariamente malleabilita' o peggio, friabilita'.resisti, che le buone notizie arrivano.

  9. utente anonimo ha detto:

    mi fermo anch'io per farti l'in bocca al lupo per questa ultima tappa, con la certezza, più che la fiducia, che andrà tutto benissimo. la parte peggiore di tutta questa faccenda dei controlli è l'attesa, il prima (be', per me anche il durante, se ben ricordo le scene tipo esorcista che feci durante gli esami pre-operatori), il non avere la certezza di essere tornati a baita, magari senza accorgersene, finché non lo vedi nero su bianco.e intanto tu hai saputo trasformare anche questa seccatura in consapevolezza, e nella scoperta di un cuore nuovo.un abbraccio,l.

  10. Notforever ha detto:

    ci tornerai a baita, ci torneraie ti capisco…c'è stato un tempo che il solo pensare al mio medico mi dava i conati…

  11. mammaoggilavora ha detto:

    eccome se me le ricordo le prove Vickers….capisco la fatica da ospedale, la nausea… incrocio tutto il possibile sugli esami supplementari per definire bene la situazione. Meglio vederci chiaro.Un abbraccio, sei in gamba Julia.

  12. baiaturchese61 ha detto:

    La durezza superficiale è bassa, ma quella profonda è alta. Come dire che sei stanca (e a ragione) solo in superficie, ma non hai la minima intenzione di lasciare perdere. E va bene così. Io ho raggiunto il "limbo" al quinto anno. La paura lasciava il posto all'abitudine. Ma nel profondo nulla è cambiato: quando entro in un ospedale, in qualsiasi reparto, sento la bocca "liscia e dolce" e mi pervade un senso di nausea. Poi… in questo girodi controlli ho riscoperto il vero terrore, quello che non ti fa dormire la notte, quello che ti prende alla bocca dello stomaco. Mah, qui invece di migliorare si peggiora. E sono molto intollerante verso chi si lamenta del brodo grasso. Passerà? Non lo so. E non me ne importa niente. A domani. Milva

  13. utente anonimo ha detto:

    Tornare a BaitaUn bel modo di dire che complice anche il Tuo Nome, Julya, mi ricorda il bel libro di Bedeschi – Centomila gavette di ghiaccio…In particolare mi ha colpito il seguente brano che nei momenti critici mi piace ricordareGiusto ma non possiamo arrenderci a supposizioni, soltanto perchè sono verosimili: Dobbiamo affrontare la Realtà così come si manifesta di episodio in episodio, non lasciando  intentato Nulla!Un AbbraccioPs Bella Grafica

  14. Rogluk1 ha detto:

    E' umano indubbiamente. Io mi sarei rotto mooolto prima

  15. juliaset ha detto:

    @4P: non preoccuparti, certi termini fanno sorridere sempre, la meccanica è piena di espressioni strane e diciamo..ambigue! Un giorno ci scriverò un post, è tanto che ci penso. Per il resto sono molto fiduciosa.:-*@ziacris: un bell'elenco. Pazienza.@camden: io tendo ad implodere, non a esplodere…ma quando lo faccio succedono guai. Ultimamente sto imparando a sfogare la rabbia un po' per volta, e va meglio. In realtà è strano che la nausea mi sia venuta proprio adesso, dopo uno dei pochi giorni in cui tutto è filato relativamente liscio, senza doppie file, intoppi burocratici, ecc.@widepeak: grazie per l'abbraccio…il fatto di frequentare il tuo blog e quelli delle altre amiche di battaglia in questi momenti mi riempie di forza ed equilibrio…per esempio se applico le tue "regole" divento subito più razionale.:-*@fiordicactus. dopo tre figli in quattro anni…be', mi sembra il minimo!:-)@latendarossa: lo stress c'è stato, senza dubbio, però non so quanto possa incidere su questo genere di cose. Il problema è che per una serie di motivi che non sto qui a spiegare, è sempre molto difficile "guardarmi dentro" e interpretare le immagini diagnostiche. E ogni volta qualcuno prende giustamente l'iniziativa di allargare l'indagine e puntualmente scopre qualche altra cosa da tenere monitorata, anche se non desta grosse preoccupazioni.@miasorriso: che piacere parlare con il tecnico!:-))@sullepunte: resisto…:-*@l.: che belle parole…grazie!@Notforever: già, tra l'altro la dottoressa che mi ha vista mi sta pure molto simpatica, abbiamo la stessa età efacciamo fa…però che due scatole!

  16. affabile ha detto:

    Molto interessante quanto dici di 'sindrome di Stoccolma' dell'ospedale. A me è capitato qualcosa di simile l'anno scorso, in pratica vivevo per gli appuntamenti che mi davano, sperando fossero il più ravvicinati possibile.Come tutti mi auguro che gli ulteriori esami ti rassicureranno però mi sembra comunque un dato positivo questa tua nuova consapevolezza.Ti abbraccio!

  17. juliaset ha detto:

    Il gatto si è mangiato una parte del mio commento precedente!@mammaoggilavora: intanto sono contenta di vedere gravitare qui intorno tutte le donne-tecnico della blogosfera! Siamo tante e siamo forti, eheheh.@baiaturchese61: proprio così, è una specie di limbo.@Paolo: bella la tua citazione.:-) Grazie per tutto.@Rogluk1: mah, quando ci si è dentro poi si va… I momenti peggiori, per la mia esperienza, sono quelli in cui hai tanto tempo per pensare prima di sapere come stanno le cose.@affabile: confrontandomi con tante persone che hanno dovuto frequentare gli ospedali per molto tempo, ho visto che capita un po' a tutti, anche se ognuno lo vive a modo suo. Un abbraccio!:-)

  18. unmaredisorrisi ha detto:

    Brava Julia….!!! Così si fà……Al di là che tutto sarà ok….anzi è ok….fai bene a dettare tu le regole dello stare bene…vedrai che tutto sarà più facile…. un abbraccio

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