Cortocircuito

Mi sto riprendendo dalla festa di mia figlia, nonché suo ufficiale regalo di compleanno, organizzata presso una polisportiva con giochi gonfiabili. La principessa si è molto divertita – insieme ad altri venti nani urlanti e sudati -, si è sfogata per benino e finalmente oggi ha esternato ciò che evidentemente covava da qualche giorno: si è messa a piangere davanti alla scuola, perché voleva restare a casa con mamma e papà (che sono andati a lavorare, per inciso). Ora, per quanto le lacrime del mio tesoro siano sempre in grado di turbarmi, penso che per lei questo pianto rappresenti una buona cosa, visti tutti i cambiamenti di questi giorni. Ho imparato solo da poco a manifestare apertamente le mie emozioni, e so bene quali sono i rischi che si corrono quando ci si costringe a tenere dentro tutto il proprio disagio. L’importante poi è rialzarsi e guardare avanti, ormai lo sappiamo tutti.
Ecco, in questi giorni ho fatto anch’io più o meno la stessa cosa: all’inizio della settimana purtroppo ho ricevuto la notizia della morte di un mio amico, un ex-collega di appena 32 anni, e l’ho metabolizzata solo da poco, con un bel pianto liberatorio scaturito dopo un momento di apparente serenità. Oltre al dolore che normalmente si prova in queste circostanze, c’è anche un fatto, se vogliamo secondario, che mi ha molto turbata: il mio amico è morto di cancro, e io non sapevo nulla della sua malattia. Non potendo fare di meglio, ho passato un paio di giorni a spulciare il suo profilo su Facebook,  cercando una traccia, qualcosa di tangibile che parlasse della sua battaglia, ma niente. Quando sono arrivata a guardare il report della guerra di bande (e quelli di altri inutili giochini), ho capito che dovevo lasciar perdere: non lo conoscevo abbastanza per capire le ragioni di questa scelta, e non mi resta altro da fare che rispettarla. Così ho deciso di stamparmi bene in mente le sue foto, per aiutarmi a ricordare: alcune lo ritraggono in posa, atteggiato, con l’aria da figo, altre invece sono più rilassate, e lì accarezza il suo cane, fa una gita in montagna, sfoglia un libro. Le cose normali, insomma, con tanto di commenti allegri, tra cui alcuni miei. Parlando di lui con i miei ex-colleghi ho sentito nominare la parola calvario: deve essere stata una guerra lunga e dura, anche se non l’ha pubblicizzata, scegliendo di viverla con pochi intimi al suo fianco. 
Due giorni fa sono riuscita a piangere, dicevo, ma solo dopo aver guardato le foto dei suoi animali: aveva creato un album pieno di immagini loro, e una, particolarmente buffa, mi ha strappato un sorriso e poi ha finalmente fatto partire il cortocircuito delle lacrime. Così sono usciti fuori anche alcuni ricordi del tempo lontano in cui lavoravo in fabbrica, in un ufficio attiguo al suo, tra pezzi meccanici, disegni, sfoghi più o meno deliranti. Nel suo ufficio aveva la radio sempre accesa, contro il regolamento aziendale: ricordo che grazie a questa “disobbedienza al sistema” era stato lui a riferirmi dell’attacco alle Torri Gemelle, quando ancora internet non era entrata nelle nostre vite.
Non ho niente altro di lui: quel che mi rimane sono questi pochi ricordi, parziali, personali, incompiuti. Avremmo potuto essere più amici, o almeno confidenti, ma è andata così, non importa se sono qui a combattere la sua stessa guerra. Va bene lo stesso. Noi che rimaniamo, tutti quanti, oltre a continuare la nostra vita abbiamo solo un modo per onorare la memoria di chi non c’è più: ricordarlo per com’era, rispettarne le scelte ed asciugarci le lacrime l’uno con l’altro, tutte le volte che siamo umanamente in grado di farlo.

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24 risposte a Cortocircuito

  1. utente anonimo ha detto:

    come sempre un post molto toccante e che fa riflettere …
    Brilloperte

  2. Notforever ha detto:

    miodio…32 anni sono troppo pochi davvero…

  3. ortensia51 ha detto:

    ci riesci sempre Juliotty, ci riesci sempre a commuovermi…. ti abbraccio.

  4. utente anonimo ha detto:

    Questo post mi ha lasciato senza parole e con un sacco di lacrime agli occhi…e ovviamente tanti pensieri per la testa!
    Anonimo con cuore d’angelo

  5. utente anonimo ha detto:

    non ti fare abbattere..sicuramente è dura da mandare giù, e se ci si riflette anche solo un pò NON E’ GIUSTO! ma purtroppo non possiamo farci nulla: resisti come sempre per te, la tua family e noi!
    un abbraccio S.

  6. ziacris ha detto:

    Sono momenti a quanto pare difficilotti un po’ per tutti, ma cosa sta succedendo dentro alle nostre testoline?

  7. AdamsRib ha detto:

    Cara Julia,
    comprendo il tuo dolore. E tu sai che noi lettori ci commuoviamo sempre con te. Ti abbraccio forte.

  8. widepeak ha detto:

    un saluto al tuo amico allora, e grazie per averlo condiviso. la sua anima raccontata a noi si allarga e vive in tanti piccoli racconti. se alla fine adotterò un gatto, sarà anche pensando alle foto dei suoi animali. ti abbraccio

  9. vixen29 ha detto:

    Sono veramente triste e dispiaciuta per il tuo amico…. Un abbraccio fortissimo Rossana

  10. cautelosa ha detto:

    Capisco la tua sofferenza e posso solio immaginare quella di chi è stato vicino a quel tuo giovane collega. 32 anni, solo uno in più di mio figlio. Mi immedesimo nei suoi genitori, che penso si domanderanno perché non è capitato a loro di ammalarsi…
    Un abbraccio, cara Julia.

  11. utente anonimo ha detto:

    Era un bel tipo davvero quel Tuo Amico…mi piace l’animo ribelle soprattutto alle regole aziendali troppo restrittive…il non svelare la sua vunerabilità… il voler risolvere la questione a modo suo…forse era abituato così….

    Julia sei … Unica!

    Paolo

  12. diggiu ha detto:

    Un abbraccione grande a te e un bacio rivolto al cielo per il tuo amico.
    diggiu

  13. delphine56 ha detto:

    Non c’è un momento giusto per andarsene, c’è solo l’andarsene. La scelta di come affrontare il calvario è personalissima.
    Se penso che mio figlio ha 33 anni… mi vengono i brividi, ma noi siamo vivi e le lacrime ce lo ricordano

  14. PieroPa ha detto:

    Le parole sembrano (e forse sono) del tutto inutili in casi come questo. Ti sono vicino.

  15. fiordicactus ha detto:

    I corti circuiti, e le lacrime, arrivano quando meno e l’aspetti . . . certo, uno è forte e affronta le cose, finchè ci riesce . . . poi, basta un sassolino e tutto precipita!:-)
    Le lacrime ci vogliono, a volte fanno bene, tenere dentro il dolor, cercare di comandare troppo sui nostri sentimenti, ci può far male! Grazie ai cortocircuiti! 🙂

    Ciao, R

  16. affabile ha detto:

    Ciao J, ho letto con molta attenzione questo post perchè mi rendo conto che al dolore della scomparsa di associa quello di non aver capito nulla di non aver potuto essergli vicina come avresti voluto e giustamente dici che rispetti le scelte anche se non le capisci.
    Seppur in modo leggermente diverso è stata anche la scelta di mio marito. Cioè non stava su facebook perchè non esisteva e non gli piaceva il computer per divertimento era uno strumento di lavoro per lui. Tutti sapevano che era ammalato e non aveva problemi a dirlo però la sua scelta era quella di vivere una vita che-più-normale-non-si-può. Ha lavorato fino a 15 giorni prima. Poi i suoi pazienti mi hanno detto che si erano accorti che li curava a volte febbricitanti e comunque che stava male. Sapevo benissimo ciò che poteva accadere da un momento all’altro, volevo godere quelli che potevano essere, che sono stati, gli ultimi giorni in maniera diversa, fare viaggi passeggiati, uscire ma lui niente, per lui la lotta contro la malattia era ignorarla, lavorare come un pazzo e fare come se non esistesse anche se ha fatto tutte o quasi le cure consigliate.
    Ho sofferto e soffro ancora per questo, ma come dici tu, sono scelte anche di chi ti è vicinissimo e non le condividi.
    Stupendo il tuo video, davvero, conoscevo la canzone ma non l’avevo mai visto…quant’era giovane Stipe là dentro…sbaglio o l’ha scritta dopo la morte del suo amico?
    Un abbraccio.
    ps per fortuna le mie figlie da quando son nate mi chiedono solo una festa nella casa al mare dei nonni…

  17. juliaset ha detto:

    @Brilloperte: grazie…l’ho scritto di getto (e si vede), come faccio spesso quando ho bisogno io per prima di riflettere in maniera u po’ coerente…

    @Notforever: sì…

    @ortensia51: :*

    @Anonimo con cuore d’angelo: dillo a me…non sono mica ancora a posto!

    @S.: no, non è giusto, ma questo non cambia le cose, purtroppo

    @ziacris: boh!

    @AdamsRib: grazie…:*

    @widepeak: sì, era gattofilo…e anche il suo cane pare un gatto, o meglio un topo…insomma è buffo. Un bacione.

    @vixen29: un abbraccio anche a te!

    @cautelosa: i genitori si fanno spesso questa domanda, ma ai figli non fa molto piacere…però da madre capisco che sia assurdo, e non riesco e non voglio immaginare il dolore che si prova.

    @Paolo: era anche molto sensibile e un po’ nevrotico…posso dire senz’altro che andavamo d’accordo.

    @diggiu: te ne sono grata…

    @delphine56: sì, è una cosa che si impara subito, ognuno ha il diritto di vivere la malattia come meglio crede.

    @PieroPa: grazie…

    @fiordicactus: lo penso anch’io

    @affabile: be’, ogni commento a quello che hai scritto è veramente superfluo…ti ringrazio di averne parlato, come sai per me è molto utile sentire anche come si sta dall’altra parte. Non conosco esattamente la storia di questa canzone, ma l’ho sempre trovata straordinariamente emozionante, in diverse fasi della mia vita.

  18. affabile ha detto:

    Prego…è più facile parlarne in casa altrui che propria e ora che mi conosci abbastanza bene, anche di persona credo tu sappia anche il perchè

  19. juliaset ha detto:

    Vero…fai come se fossi a casa tua, anche perchè mi hai ospitata di persona dalle tue parti!:))

  20. aleike ha detto:

    Per motivi di trasferta di lavoro sono stata a lungo lontana dal tuo blog. Torno e trovo una tristissima notizie, di quelle che fanno venire voglia di prendere a calci le cose, ma anche la tua solita soave intelligenza, che fa si’ che piangi, e poi le lacrime te le asciughi, auspicando che nella vita ci sia sempre qualcuno che possa aiutarci a farlo, e guardi avanti, e prosegui, con una cicatrice in piu’ ma sempre forte, dolente e forte. Un abbraccio, sei bravissima come sempre.

  21. juliaset ha detto:

    Sei molto cara, come sempre. Un po’ mi dispiace che tu sia tornata a leggermi in un momento così triste, d’altra parte hai sempre dimostrato di capire bene i miei sbalzi, quindi…be’, grazie!

  22. biancax ha detto:

    oddio, ecco, io non ce la faccio a dirti cose profonde. perdere un amicostrazia il cuore e leggerti, mi riporta indietro, una ferita ancora aperta, di quelle che non si chiuderanno mai.

  23. arrgianf ha detto:

    la canzone che hai inserito mi è piaciuta moltissimo 🙂

  24. juliaset ha detto:

    @biancax: infatti non si chiudono. Io penso spessissimo ai miei amici persi in questi anni, non posso dimenticarli.

    @arrgianf: non sai quante volte l’ho ascoltata…

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