Armi d'attesa

Stamattina mi sono dedicata anima e corpo alla burocrazia. Ormai parto attrezzata per ogni evenienza ed ogni genere di attesa, armata di viveri, riviste, libri, e santa pazienza. Miracolosamente adesso sono già pronta per tornare a lavorare, ma visto l’umore ballerino sarà meglio che prima mi conceda ancora un altro momento tutto per me.
Ho bisogno di rilassarmi e riprendere fiato, perchè la giornata non è affatto finita. Nel tardo pomeriggio devo visitare una ditta molto importante, e lì le mie armi saranno tailleur, trucco e parrucco, professionalità. Ho sempre la sensazione di viaggiare su due binari: sono ancora scombussolata dalla visita di stamattina al Centro Oncologico, ma so che tra poco salirò in macchina, incontrerò i clienti e in qualche modo me la caverò, perché l’ho già fatto tante volte.
In questi mesi ho sempre lavorato, complice la mia precarietà ed un impiego tutto sommato fisicamente poco faticoso. Venerdì facevo le terapie, sabato e domenica stavo un po’ così, lunedì ero in ufficio. Non  mi è mai pesato, anzi. Per me è stata la scelta migliore, anche se non è l’unica possibile. Ci sono molti modi di affrontare il rapporto tra il lavoro e la malattia, e com’è ovvio non ce n’è uno solo valido per tutti. Per esempio, al sabato mattina qualche volta guardo TV Talk, con la brava giornalista Silvia Motta, che ammiravo anche in tempi non sospetti, e mi viene un groppo in gola, come tutte le volte che vedo qualcuno che lotta allo scoperto. Mi piacciono la sua femminilità, il suo entusiasmo per ciò che fa, il suo modo di porsi senza camuffamenti in un mondo difficile come quello della televisione. Io invece ho deciso sì di lavorare, ma con qualche travestimento in più.
Tuttora non so dire precisamente perché non mi sono concessa una sosta. Il mio lavoro mi piace, ma lo faccio da troppo poco tempo per definirlo una passione. Si può lavorare per dovere, per distrarsi, per necessità, per amore, e questo vale per tutti. Per un malato questi aspetti si confondono, e il lavoro può diventare anche un’arma, uno strumento come un altro per sopravvivere.
Non so se sbaglio, ma per me è solo questo, da quando la mia vita è tutta una sala d’aspetto, e mentre trascorro l’attesa ancora mi chiedo se il tempo è mio nemico o il mio più grande alleato.

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19 risposte a Armi d'attesa

  1. ortensia51 ha detto:

    ..e allora ti penserò quando il sabato mattina, sbadigliante e stirakkiante, guardo quel programma anke io. Ogni volta che ti leggo tiri fuori delle cose di me che non so come dire, comincio a scrivere poi cancello… ho cercato di essere molto presente, più che ho potuto, ho fatto il possibile in alcune situazioni, nei confronti di alcune persone che avevano bisogno anche solo di essere ascoltate. Ma la persona cui avrei voluto essere più vicina non me lo ha concesso, e gliel’ho rinfacciato, puntualmente, anche ieri. Ma credo abbia ragione tu, ognuno reagisce a modo suo. è solo che mi sento veramente inadeguata e anche un pelo idiota. Baci.

  2. utente anonimo ha detto:

    Il lavoro per me è uno dei modi per cercare di sentirmi ancora “quella di prima”, e per sperare di tornare a esserlo, perchè in fondo in fondo non riesco ancora a riconoscermi in quella che ero….
    Un abbraccio grande Mabi

  3. cristina13 ha detto:

    coraggiosa J, tenera e combattiva

    tu e il tuo tailleur, mi sembra di vedervi

  4. aleike ha detto:

    Probabilmente anche se il tuo lavoro non e’ una passione, ha gia’ un grosso valore in quel MI PIACE. E ti tiene la testa impegnata, e ti mette in contatto con le persone, da una scansione temporale alla giornata, tutte cose sane e utili in assoluto, anche stando in perfetta salute. A maggior ragione se si puo’ avere qualche pensierino brutto da combattere. Istintivamente hai deciso per non fare nessuna pausa, e l’istinto in questi casi sa meglio di noi.:o)

  5. fiordicactus ha detto:

    Mi sono chiesta una volta o due, se quel turbante fosse indizio di altro . . . sabato guarderò la Motta con un filo di ammirazione in più!
    Tutto quello che ti serve come arma, per non abbatterti . . .va bene, anche il lavoro!
    Proprio oggi ho ricevuto la lettera di una cugina, che non potrà più tornare a lavorare, le hanno consigliato di chiedere la pensione e questo l’ha abbattuta ancora di più!
    Ciao, baci, R

    PS anche le foglie del carciofo sono dei frattali? Me lo sono chiesta ieri mattina, mentre passavo nella carciofaia, con tutte quelle foglie argentee e dentellate, ho pensato a te e ai frattali!

  6. utente anonimo ha detto:

    Credo proprio, Julia, che il tempo sia il tuo più forte alleato. Lo hai dimosrtato tante volte, accettando le attese, che potevano essere incubi (e forse lo erano…), con una forza che sai donare anche a chi sembra non essere capace di trovarla in sè. La tua “normalità”, con tutte le angoscie che necessariamente sono nel tuo cuore accettate e superate con coraggio, è la maggiore dimostrazione che è possibile vincere anche quando sembra impossibile. Sei una boccata d’aaria fresca, di motivazione a lottare senza mai cedere, per me, ma credo per tanti altri che incontrano il dolore e sembrano smarrirsi. Ancora grazie e buona settimana (un piccolo bacio, o una carezza, alle tue principessine: anche loro, credo sono parte della grande forza che dimostri… ovviamente senza trascurare il principe!).
    Ciao e continua ad essere quella che sei stata fino ad ora, Per te, ma anche per noi (presuntuoso, ma ritengo che quello che provo non sia solo una sensazione personale).
    Piero P.

  7. baiaturchese61 ha detto:

    Ciao Julia. Come promesso sono venuta a farti visita. Ho impiegato due giorni a leggere tutti i tuoi post. E, come avevo intuito incontrandoti di persona, abbiamo davvero tante cose in comune. Relativamente a questo tuo ultimo intervento, abbiamo in comune l’avere vissuto i mesi della chemioterapia lavorando. Per me è stata una terapia nella terapia: se lavori il tempo passa obligandoti a non avere il chiodo fisso (per me era la morte). Se lavori sei obbligato a prenderti cura del tuo aspetto, quando a volte non avresti nemmeno voglia di alzarti. Se lavori non perdi il “contatto”, e soprattutto non affronti il trauma del rientro. Inutile nasconderlo quegli otto mesi mi hanno cambiata profondamente: l’aspetto psicologico è il più coinvolto, ma anche il fisico è molto diverso: +10kg, niente capelli, niente ciglia, niente sopracciglia, colorito verdastro che solo la chemio sa dare. Se i colleghi ed i clienti vedono questa trasformazione giorno dopo giorno, il trauma del rientro non c’è. E non è poco.
    Ma capisco, e sono vicina, alle donne che decidono di prendersi una lunga pausa dal lavoro durante le terapie. Ognuno di noi vive la malattia, il post ed il post post a modo suo. Un abbraccio

  8. ziacris ha detto:

    la vita è tutta un travestimento…meglio non pensare

  9. camden ha detto:

    Io purtroppo ai tempi non ce l’ho fatta a lavorare, anche se ci ho provato…ma la nausaa della chemio + il mal d’auto + l’intervento impegnativo che avevo subito e la presenza della bomboletta di fluorouracile 24h su 24h non mi facevano sentire per niente bene. Però apprezzo molto il tuo coraggio e la tua forza, brava hai fatto benone così!!!! E’ vero che non c’è una regola uguale per tutti…

  10. juliaset ha detto:

    @ortensia51: mah, tutti ci sentiamo inadeguati di fronte a questo genere di cose, anche una persona che non si fa avvicinare forse non sa come gestire la situazione…Io lo so bene, perchè in certi momenti sono veramente orsa, guai a chi entra nel raggio di azione di un metro! E nella maggior parte dei casi preferisco scrivere qui piuttosto che parlarne direttamente… Ti mando un bacione un pelo inadeguato, ma molto sentito;-*

    @Mabi: ti capisco benissimo, ho scritto anche un post sul desiderio che tutto torni come come prima. In realtà io mi accontento di vivere una sorta di “normalità”, e il lavoro fa parte di questo gioco.

    @cristina13: eh, in realtà ho solo degli spezzati… e poi non devi pensare a completini coordinati rosa stile Chanel, non è il mio stile;-)

    @aleike: non mi posso proprio lamentare, e poi ho anche dei colleghi molto simpatici. Se fossi rimasta dove ero prima le cose sarebbero state diverse…

    @fiordicactus: grazie R, sai sempre essere carina e positiva! Per me i carciofi sono degli ottimi frattali, sia scottati che in insalata;-)

    @Piero P.: lo sai, riesci sempre a farmi commuovere un pochino, per fortuna che non sono al lavoro, adesso! Un bacione.:-*

    @baiaturchese61: sono molto contenta che tu sia passata di qui, e complimenti per il nome, ti si addice proprio! Per quanto riguarda il trauma da rientro, ricordo un mio ex-collega, che quando tornò al lavoro ci apparve completamente trasformato, come se la malattia lo avesse fatto invecchiare di colpo di dieci anni. Forse inconsciamente ho anche cercato di evitare che mi accadesse la stessa cosa. E ho scoperto un lato di me più vanitoso e femminile, che mi ha aiutato a non isolarmi. Certo, mi sono mascherata un po’…

    @ziacris: ah, qui a casa mia è sempre carnevale;-)

    @camden: ecco, la bomboletta deve essere un tantino scomoda… Io tutto sommato sono stata bene (a parte quando ho rischiato la polmonite, e lì sono stata a letto, chiaro). Un bacione:-*

  11. Notforever ha detto:

    capito qui per caso e trovo questo post e ancora una volta capisco che il caso non esiste
    anche io guardo quella trasmissione ogni sabato e anche io faccio il tifo per lei
    anche io me ne sarei dovuta restare a casa (a sentire i medici) e ho fatto di testa mia perdendo giusto qualche ora di lavoro
    non per spirito di sacrificio ma perché l’idea di riuscire a fare tutto come prima è la miglior cura per me.
    va detto che non ho un lavoro pesante e va detto che se voglio prendermi una pausa posso farlo tranquillamente.
    ti capisco, anche quando parli di sale di attesa…
    capitata per caso credo ripasserò spesso

  12. titinina ha detto:

    il tempo è solo un’unità di misura spetta a noi decidere se farcelo amico o nemico…e parere personale, se il tuo tempo e le tue energie le spendi per qualcosa che ti fa star meglio… può essere un amico…

    😉

  13. ziacris ha detto:

    le mie armi d’attesa; tanta pazienza, un libro e una bottiglietta d’acqua. Stesso armamentario per i viaggi sui mezzi pubblici. Io dopo il secondo intervento non ho più lavorato, mi sono dedicata a me stessa e poi alla famiglia che avevo trascurato per tanti anni e adesso faccio la nonna a tempo pieno

  14. nuriape ha detto:

    cara julia, sei proprio una persona speciale,sai?

  15. juliaset ha detto:

    @Notforever: sono molto contenta della tua visita, e che il caso o non so cosa ti abbia portata qui. A presto!

    @titinina: diciamo che anche un attimo può essere prezioso, se ben speso.

    @ziacris: beh, fare la nonna è un bellissimo lavoro! Sono sicura che tu sei molto brava. Io la bottiglietta me la scordo sempre!

    @nuriape: una volta mi dicevano solo che ero strana… Comunque grazie, mia cara e specialissima Nuria!

  16. Skynet70 ha detto:

    Ho riletto più volte dal paragrafo che comincia con “Tuttora…”, perchè avrei voluto commentare, ma in realtà sento che quelle righe dicono che c’è ancora molto dentro di te che deve venir fuori per farsì che tu possa ricomporre tutti i tuoi “pezzetti”.
    Magari mi sbaglio, se è così scusami. Un grosso bacio

  17. juliaset ha detto:

    @Skynet70: non sbagli… Ricambio il bacio. :-*

  18. pietro ha detto:

    grazie per i conttributi

  19. Antonella S. ha detto:

    Julia,Pietro…ma che è successo?

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